
L’intervento di bypass aortocoronarico utilizza dei vasi sanguigni del paziente (“graft” o innesti) per creare ponti che aggirano le ostruzioni coronariche. Le nuove connessioni tra i graft e le coronarie a valle delle ostruzioni prendono il nome di anastomosi. Per ogni graft sarà presente almeno un’anastomosi sulla coronaria e – a meno che non sia un graft “in situ” (vedi post dedicato) – un’anastomosi su una fonte di sangue arterioso (che può essere l’aorta oppure un’altro bypass). La figura qui sopra mostra l’anastomosi coronarica (parte superiore) e l’anastomosi aortica (parte inferiore) di un bypass in vena grande safena. Entrambe le anastomosi in figura sono anastomosi termino-laterali o (o latero-terminali), in cui uno dei due elementi dell’anastomosi è l’estremità terminale di un graft. Il graft viene tagliato a becco di flauto ad entrambe le estremità: le dimensioni del taglio non sono casuali e si devono adattare con i tagli – o i buchi – effettuati rispettivamente sulle coronarie o sull’aorta (per i buchi sull’aorta si usa un apposito strumento in grado di realizzare un buco perfettamente circolare. Il chirurgo procede unendo il graft alla coronaria (o all’aorta o a un altro graft) mediante una sutura continua sottilissima in polipropilene, appena visibile a occhio nudo. E’ un lavoro di precisione che richiede una mano ferma, portaghi dedicati e occhiali con lenti di ingrandimento.


Sinistra: Anastomosi latero-laterale tra un graft di arteria mammaria e un ramo coronarico. Destra: anastomosi latero-laterale “a diamente” tra un graft di arteria mammaria e un ramo coronarico.
Le anastomosi latero-laterali sono anastomosi in cui la parte laterale di un graft viene suturata a una coronaria. Questo tipo di anastomosi permette di suturare il medesimo graft a più rami coronarici. Le anastomosi latero-laterali in cui l’asse longitudinale del graft e della coronaria sono perpendicolari prendono il nome di anastomosi “a diamante” (lato destro della figura)
