
La dissezione (o dissecazione) aortica è l’urgenza cardiochirurgica per eccellenza. E’ una patologia rara, con insorgenza improvvisa ed effetti devastanti: conduce rapidamente a morte se non trattata chirurgicamente. Esistono forme ereditarie, ma nella maggior parte dei pazienti è una patologia sporadica. Tutto parte da una piccola rottura (generalmente spontanea) dell’intima, lo strato più interno della parete aortica. Il sangue si infiltra nella rottura e, spinto dalla pressione arteriosa, disseca lo strato intermedio del vaso, la tonaca media.

Lo strato più esterno (avventizia) resta integro – almeno inizialmente – e la dissezione si propaga fino a formare un “falso lume” che spesso si estende per l’intera lunghezza dell’aorta.

Il sintomo più tipico è un intenso dolore toracico, che può cambiare sede con il procedere della dissezione. Il falso lume può comprimere qualsiasi ramo dell’aorta, dando luogo a un ampio corteo di sintomi da malperfusione (neurologica, cardiaca, renale o intestinale).
Per la diagnosi può essere sufficiente un’ecografia cardiaca, ma la TC del torace con mezzo di contrasto è spesso indispensabile per meglio caratterizzare la dissezione e pianificare l’intervento. Le dissezioni più “pericolose” sono quelle che coinvolgono l’aorta ascendente: secondo la classificazione di Stanford, sono dette di “tipo A” e richiedono trattamento chirurgico immediato. Infatti, la morte sopraggiunge solitamente per tamponamento cardiaco secondario a rottura dell’avventizia nel tratto intrapericardico dell’aorta, o per shock cardiogeno dovuto al coinvolgimento della valvola aortica che diventa improvvisamente incontinente. Meno comunemente, se l’avventizia si rompe nell’aorta toracica discendente o addominale, la morte sopraggiunge per emorragico.

Il trattamento chirurgico consiste nella sostituzione del tratto di aorta contenente la rottura intimale. La sostituzione dell’aorta ascendente con anastomosi distale in arresto cardiocircolatorio ipotermico e risospensione della valvola aortica è sufficiente nella maggior parte dei pazienti (immagine sopra), ma possono essere necessarie procedure più complesse estese alla radice aortica o all’arco. In ogni caso, si tratta di interventi gravati da un’elevata mortalità (15-25% a 30 giorni). In molti pazienti, al termine dell’intervento persiste una dissezione residua nei segmenti più distali dell’aorta, che richiede un attento follow-up a vita e può necessitare ulteriori interventi.
