
L’intervento di Norwood è una procedura eseguita nei primi giorni di vita di neonati affetti da complesse cardiopatie congenite, palliabili mediante una conversione a una circolazione monoventricolare. Un tipico è la sindrome del cuore sinistro ipoplasico. Al termine dell’intervento, un solo ventricolo funzionale (di solito il destro) deve sostenere sia la circolazione polmonare che quella sistemica.
La procedura prevede la chiusura del dotto arterioso di Botallo (la cui pervietà ha tenuto in vita il neonato fino all’intervento) e la deconnessione del tronco dell’arteria polmonare dai suoi rami di biforcazione, per connetterla all’aorta e creare una “neo-aorta” che garantisce al cuore univentricolare una via di efflusso sistemica di adeguate dimensioni. Il flusso sanguigno ai polmoni viene ripristinato mediante l’impianto di un condotto sintetico che unisce i rami di biforcazione dell’arteria polmonare con l’arteria succlavia (shunt di Blalock-Taussig modificato, non in figura) o – più recentemente – con in ventricolo destro (Shunt di Sano, mostrato in figura).
Affinché il cuore univentricolare sia efficace, il ritorno venoso polmonare (in atrio sinistro) deve potersi liberamente mescolare con il ritorno venoso sistemico (in atrio destro). Pertanto, il chirurgo si assicura che sia presente un’ampia apertura del setto interatriale. Di conseguenza, il cuore univentricolare eietterà sangue con una saturazione di ossigeno compresa tra il 75%-85% (il colore delle frecce nel disegno riflette la saturazione del sangue). In altre parole, si accetta un sangue “meno ricco di ossigeno” pur di garantire che quel sangue “arrivi ovunque” con la forza necessaria.
Nei mesi/anni a seguire, l’abbassamento delle resistenze polmonari permetterà l’esecuzione degli interventi di Glenn e di Fontan. In questo modo si otterranno la progressiva separazione del flusso polmonare da quello sistemico e il sangue fluirà nei polmoni in modo passivo, riducendo il carico di lavoro del ventricolo cardiaco. Al termine del lungo e complesso percorso chirurgico, la saturazione arteriosa tornerà a livelli quasi normali (90-95%).
