Macchina cuore-polmone

Schema estremamente semplificato di una macchina cuore-polmone. CA: cannula arteriosa; CP: pompa per la cardioplegia; CV: cannule venose; Sc: soluzione cardioplegica; Suc: aspiratore di campo. Realizzato per il libro Manual de Cardiovascular para Enfermeras, edito da Limencop SL, Spagna

La macchina cuore-polmone (o circolazione extracorporea, CEC) è un presidio indispensabile per la maggior parte degli interventi sul cuore e sull’aorta toracica. E’ un macchinario estremamente complesso, gestito da personale altamente specializzato. Grazie a grosse cannule inserite nel cuore e nei grossi vasi, la macchina drena dalle sezioni destre una quantità di sangue venoso pari alla gittata cardiaca del paziente (circa 5 L/min in un adulto) e sostituisce completamente la funzione di cuore e polmoni: rimuove l’anidride carbonica, aggiunge ossigeno e reinfonde il sangue in una grossa arteria. Così facendo, cuore e polmoni possono essere messi a riposo durante l’intervento. Se necessario (per esempio negli interventi sulla valvola aortica, mitralica o sull’aorta), il cuore può essere fermato grazie all’infusione di soluzione cardioplegica nel circolo coronarico (più informazioni nel post dedicato). Per prevenire la formazione di coaguli nel circuito della CEC, durante l’intervento i pazienti sono trattati con alti dosaggi di eparina endovenosa. Terminato l’intervento, vi è una delicata fase di transizione in cui il paziente viene progressivamente svezzato dalla CEC e il cuore torna ad essere completamente funzionale. Al termine dello svezzamento, le cannule possono essere rimosse e l’eparina viene antagonizzata con la protamina.

Se al termine dell’intervento il cuore è troppo debilitato e il paziente non riesce ad essere svezzato dalla macchina cuore-polmone, è possibile collegare il paziente a un dispositivo simile, ma progettato per essere trasportabile in Terapia Intensiva e durare giorni o settimane: l’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation).