Protesi valvolari cardiache

In caso di grave disfunzione di una valvola cardiaca, senza possibilità di ripararla, è necessario procedere alla rimozione e alla sostituzione con una protesi. Esistono tante marche, modelli e dimensioni, ma la distinzione più impostante è quella tra protesi meccaniche e biologiche.

Le protesi meccaniche (qui sopra) sono interamente artificiali e costituite da una struttura portante circolare (detto corpo, housing o anello rigido) e due emidischi imperniati su un diametro dell’anello rigido, che si muovono come le ali di una farfalla. L’anello rigido è rivestito da un anello di sutura morbido in Dacron (una fibra di poliestere) sul quale il chirurgo passa i punti che fissano la protesi in sede. Le protesi meccaniche hanno una durata teorica illimitata, purché il paziente sia anticoagulato a vita. In caso contrario, a livello della protesi si potrebbero formare coaguli che potrebbero comportarne il malfunzionamento o che potrebbero distaccarsi ed essere trasportati dal flusso sanguigno, dando luogo ad embolie arteriose potenzialmente catastrofiche.

Le protesi biologiche (qui sopra) hanno un’impalcatura costituita da un anello di supporto fatto di leghe metalliche leggere o polimeri, da cui si ergono tre punte dette montanti. Questa “impalcatura” è rivestita in Dacron e presenta un anello di sutura morbido, simile a quello delle protesi meccaniche. Non vi sono porzioni metalliche direttamente esposte al flusso sanguigno e la parte propriamente “biologica” è quella mobile: è infatti costituita da tre foglietti (o “leaflet”) che possono derivare pericardio bovino sagomato, oppure da veri leaflet di valvole aortiche suine. Le protesi biologiche non necessitano di anticoagulazione a vita (è consigliabile solo per i primi tre mesi), ma hanno lo svantaggio di andare incontro a degenerazione nel tempo. La loro durata è variabile a seconda delle età e raramente supera i 20 anni, al termine dei quali sarà necessario un altro intervento (chirurgico o percutaneo).

Per ciascun paziente, la scelta tra protesi meccaniche e biologiche va fatta in base a una serie di fattori: vanno tenuti in conto età e stile di vita del paziente, il desiderio di gravidanza per le donne, il rischio di un reintervento e i rischi connessi alla terapia anticoagulante a vita. Si tende a impiantare protesi meccaniche nei pazienti giovani e protesi biologiche nei pazienti più avanti con l’età. Non esiste un rigido cutoff per l’età e il desiderio del paziente ha un ruolo fondamentale.

Ogni modello di protesi è disponibile in un range di “taglie” contrassegnate dal diametro dell’orifizio della protesi (per esempio 21, 23 o 25mm). Il chirurgo stima la taglia adatta utilizzando dei misuratori appositi che simulano l’ingombro della protesi una volta impiantata. Come si può immaginare, la dimensione della valvola è correlata alla superficie corporea del paziente: a pazienti più grandi corrispondono protesi più grandi.